In quel salto “attraverso lo specchio” che è la fine dell’anno, ci portiamo dietro mille scene diverse. Giusto una manciata, così alla rinfusa: Letizia, i bambini che coloravano mondi sottomarini ai piede dell’altare di una chiesa chiusa da decenni, il vento a Palazzo Prosperi Sacrati, la vista dei tetti di Trieste da dentro una camera oscura, gli occhi socchiusi di Francesco, la linea gialla disegnata dal mare fino a un’ex drogheria, tutti i posti rimasti chiusi che non siamo riusciti a riaprire, il labirinto a Palazzo Massari, le dita di Stuart che disegnavano cerchi nell’aria, la Basilicata inventata più reale del reale, una poltrona in un angolo, le fiamme di Nicolas, i trucioli, le viti, gli schizzi, le misure sbagliate, riprese, ricorrette, le lingue che non esistono più, i tornanti, le riunioni serali in luglio a piedi nudi, l’aiuto reciproco, tutte le persone che hanno avvicinato gli occhi su una delle mostre del festival, chi a mani conserte dietro la schiena, chi scattando una foto col cellulare, chi notando le imperfezioni, chi grattandosi il capo, e chi percepiva una piccola crepa nel cuore.

Ci portiamo dietro la sala Macchine di Grisù durante la festa dei volontari, i volontari, i viaggi in giro per l’Italia, grande e piccola, per imparare e scoprire nuove storie da portare a Ferrara, i chiodi masticati dai denti, le foto incorniciate, spolverate, adorate, i lampadari dei palazzi rinascimentali appoggiati al suolo, le facciate dei palazzi restituite alla città e liberate dalle impalcature, le proiezioni al Boldini alle sei di sabato sera. Ci portiamo voi, tenuti insieme da quella cosa là, la fotografia, che un certo Ghirri definiva come «l’immagine di un mondo possibile, scelto tra tanti mondi possibili», e per questo, sempre secondo quel Ghirri, «così vicina alla fantascienza»: e in un anno in cui andremo dritti nel futuro, il tema della prossima edizione del festival, in un momento in cui c’è così urgente bisogno di viaggi interstellari, più che “tante belle cose” vi auguriamo “tante buone foto”. Quelle che scoprirete, vedrete, odierete, agognerete, quelle che inseguirete voi stessi, con il vostro telefono, reflex, con i vostri occhi sempre aperti.